lunedì 18 gennaio 2016

Una riflessione a voce alta

Recentemente mi e' capitato di dover discutere con qualcuno sulla definizione di scultura.
Sono certa che leggendo direte con un sorrisetto ironico: '..ecco si e' montata la testa...'; ma la discussione non e' nata da un salotto di teorici che volessero fare pura teoria accademica o farsi belli della propria cultura. No. E' nata per pura autodifesa e ...quando ci vuole , ci vuole.
Credo che possiamo essere tutti d'accordo su un fatto: in senso letterale scolpire vuol dire 'asportare' materiale da qualche cosa, tanto da cambiare l'aspetto di un oggetto o  di un blocco di materiale, modificandolo. E in senso traslato scolpire si usa per esprimere con forza il concetto di un cambiamento. 'Lo scolpi' nel suo cuore' o 'scolpito a chiare lettere' sono frasi di uso comune.
Cosi', tanto per andare diritta al dunque, senza girarci intorno, scolpire si usa per  'scolpire sulla pietra una epigrafe'  dello scalpellino che incide sulla pietra lettere, parole, abbreviazioni, date; scolpire si usa per 'scolpire un bassorilievo sulla pietra' o 'scolpire un bassorilievo su legno' o per 'scolpire foglie su una pipa' di legno di radica' ('legni antichi della montagna', Priuli e Verlucca, autori G. Priuli e Jacques Chatelain ).
Le classi sociali elevate nei secoli hanno provveduto a produrre sculture per il puro piacere di contemplarle: su pietra, su legno hanno raffigurato i loro sogni, i loro miti, la loro visione della realta', in un'arte elegante, preziosa.
Invece la gente comune, dovendo faticosamente realizzare oggetti per l'uso comune del quotidiano vivere, ha colto l'occasione di abbellire con le proprie mani questi oggetti, soprattutto quelli in legno, materiale di grande diffusione nei secoli passati, scolpendo su di essi con varie tecniche.
La gente comune ha prodotto autentiche opere d'arte, oggi conservate nei musei, che ci parlano di un'arte spontanea e non per questo meno espressiva o  meno nobile di quella colta ed intellettuale: pezzi unici nati dal tentativo di abbellire la modesta, dura vita quotidiana. Questa spontanea e sapiente bellezza  mi affascina. Gli strumenti sono sempre gli stessi : innanzitutto il coltello, strumento da lavoro di larga diffusione  sin dall'origine dei tempi (basti pensare al contadino, al pastore, al cacciatore...), utensile adatto ad ogni lavoro, a fare un'innesto su una pianta o ad aprirsi un varco.. e anche a modellare e scolpire e decorare un oggetto per la casa. Ma, nei secoli, attrezzi sempre piu' sofisticati e piu' ergonomici , ad esempio scalpelli e sgorbie, sono entrati a far parte della vita quotidiana, come della vita degli artisti che lavoravano per l'arte 'elegante' delle classi sociali elevate e piu' colte. Cosi', anche in molti lavori di 'scultura popolare', coltello, scalpelli, sgorbie sono usati nel quotidiano per piccoli lavori e anche per abbellire gli oggetti comuni.
Ed ecco l'origine della discussione a cui mi riferivo sopra: qualche tempo fa, qualcuno mi ha detto, molto deciso e molto convinto, che io non scolpisco e che quindi non avrei potuto esporre i miei lavori nell'ambito di un evento di scultori hobbisti, "....Loro fanno statue, tu no.., eccoti qui, con le solite scatole, cornici,.. ....". E, sembra che la discussione non sia servita a molto...intendo che mi pare proprio che non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire....
Ora vi domando quello che ho domandato al mio interlocutore: se e' ammesso ad una esposizione o ad un evento chi fa bassorilievo, limitandosi a riprodurre su tavoletta di legno dolce la copia esatta di una cartolina o chi fa bassorilievo copiando pari pari illustrazioni di libri o foto, senza creare nulla di proprio, allora perche' fiori e bassorilievi, da me ideati e disegnati, eseguiti su un coltello o su una scatola, realizzati con il coltello o con la sgorbia, non dovrebbero essere anch'essi scultura?
Insomma, quando mi sono sentita dire che io non 'scolpisco', perche' non faccio grandi statue antropomorfe o raffiguranti animali, ma solo lavori ... letteralmente da cesello,  o  perche' uso molto il coltello, piu' spesso della sgorbia, oppure perche' non uso platealmente il mazzuolo con le sgorbie e gli scalpelli, o con la sega elettrica che va molto di moda, ma mi limito a scolpire  con la sola spinta della mano sulla sgorbia, sono rimasta interdetta, anzi quasi offesa.
E' questo per lo piu' il mio modo di scolpire, trasformare il materiale 'legno', togliendo pezzi di legno per trasformarlo in qualche cosa che rappresenti le immagini che ho in mente (non quelle di una cartolina o di un libro... e , ci tengo a ripeterlo, realizzo i miei disegni seguendo la mia fantasia ): scolpire su oggetti o creare oggetti e poi crearvi il mio decoro scolpito sopra. con intaglio o con bassorilievo, solo con il coltello, solo con sgorbie, talora con entrambi.
Su una scatola,  o sul piccolo manico di un coltello o su un piccolissimo fusello da tombolo .
E dove la mettiamo , poi, la scultura 'architetturale'? Vogliamo declassarla? Esistono cornici per arredo di ambienti, pannelli per porte e portoni, controsoffittature scolpite, cornici piccole per quadri, scolpite con motivi classici o moderni, eseguiti a sgorbia ( e coltello).....tutta 'scultura' a cui riferiscono i sacri testi di storia dell'arte....ma probabilmente per il mio interlocutore ...'sempre le solite robe'...

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martedì 15 settembre 2015

Prova su larice di intaglio a coltello.

Gentilmente qualcuno mi ha regalato un pezzetto di larice tagliato da poco per fare una prova di intaglio a coltello. L'aspetto del legno piallato e' gradevole, ma passando la mano sulla superficie appena piallata ho notato la forte differenza tra i vari punti del legno.
Ho provato l'intaglio piccolo, quello che faccio sui manici dei coltelli o sulle scatoline, e il risultato mi e' sembrato poco 'rifinito', anche con lama ben affilata, mentre una prova con sgorbie e coltello ha dato qualche risultato lievemente piu' soddisfacente per un intaglio a 'guilloche'. Il larice, almeno il pezzo che  ho a disposizione, ha una forte disomogeneita',  che rende difficile la realizzazione di tagli nitidi, a causa della forte differenza tra le fibre della venatura e gli spazi tra le venature stesse, che si presentano 'spugnosi' e cedevoli. Preferisco il cedro, che ha gia' poca resa per l'intaglio molto piccolo, ma e' gestibile.
In compenso, la prova mi ha dato modo di poter verificare che alcuni pezzi da me intagliati in passato (ad esempio due mensoline porta spezie, trovate nei mercatini e pubblicate sul blog)  erano in  realta' realizzati in larice. Devo dire che solo una delle due mensoline, pur evidentemente realizzate con lo stesso legno, aveva la disomogeneita' di cui sopra molto accentuata; sull'altra avevo eseguito anche dei rosoni, trovando il legno accettabile. Probabilmente anche la stagionatura e la scelta del pezzo giusto da intagliare ha il suo peso non indifferente con questa essenza.
Se qualcuno di voi ha provato a intagliare a coltello il larice , con decoro piccolo, mi interesserebbe scambiare qualche opinione o vedere una foto del risultato.

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lunedì 22 febbraio 2010

Due chiacchiere sulla finitura (aggiornamento): il commento di Tonj

Riporto qui , in testa al blog, questo vecchio post sulla finitura con lo stesso titolo , collocandolo tra i piu' recenti e quindi tra quelli piu' probabilmente accessibili, perche' mi sembra che l'argomento continui ad essere uno dei piu' interessanti per i lettori : in particolare , voglio evidenziare qui direttamente nel corpo del testo un nuovo commento (e' di ieri) , molto dettagliato, che porta l'opinione e l'esperienza di un lettore, Tonj, sulla finitura dei bassorilievi . Paolo Schina', questa e' materia tua. Se volete, cliccando sulla data in blu potete andare a leggerlo in originale anche dal post molto vecchio con lo stesso titolo (post del 26 /01/2008), nella parte commenti.
"Anonimo ha detto... Salve,volevo far presente che non sono un professionista ma un amatore che ho appreso solo per mie esperienze e sulla mia pelle curiosando furtivamente nei numerosi siti generosisssimi di tali argomenti.Ringraziando tutti coloro che hanno messo a disposizione la propria esperienza tramite questo fantastico strumento che è Internet...esprimo la mia opinione personale su come tratto i miei bassorilievi in legno a fine lavoro: inizialmente li carteggio con una carta vetrata molto fine per "ravvivare"il pelo del legno,poi lo tratto nel senso della venatura con olio cotto,lascio asciugare due giorni per permettere al legno di ravvivare tutte le venature ed assorbire senza "attaccare".Passo la seconda mano,prima di aver come sempre "cartavetrato",ciò consente al legno,sempre secondo la mia opinione,di rimanere vivo,esternando e valorizzando le proprie peculiarità e nello stesso tempo fungendo da impregnante naturale,in secondo luogo applico il mordente all'acqua ma solo sulle cornici da me fatte in opera,dopodichè passo alla fase lucidatura usando gomma lacca come da copione,lascio asciugare due giorni per poi continuare a lucidare a cera neutra già preparata con trementina e carrube,molto costosa (non posso dire la marca) ma per nulla fastidiosa.Cerco di farla penetrare in ogni poro ed angolo del soggetto stando abbondante e dandogli dopo la prima mezzz'ora una lucidata "tirata" sommaria;esendo la cera abbastanza consistente la lascio riposare ventiquatro ore per poi lucidara pazientemente scaldandola con un comune phone e tessuto di lana o paglietta ferro "0000" fino al completo assorbimento,per poi ripassarla a freddo con cotone il giorno dopo per le rifiniture.Comprendo che sia un lavoro molto lungo e paziente ma secondo la mia modesta opinione la rifinitura di un intaglio,"opera" durata anche un mese di lavoro se non molto di più,merita una bella presentazione anche per rispetto del nostro amato lavoro,e...come una donna se la vesti bene la valorizzi molto ma molto di più,ciao a tutti Tonj21 febbraio 2010 23.34
*************Il vecchio post**************
Ho ricevuto una email da Andrea, sulla finitura in genere. Andrea solleva il problema dell'odore troppo intenso della cera e fa' un po' il punto sulle varie modalita' di finitura dei pezzi intagliati. Ho gia' detto piu' volte, e mi scuso per la ripetizione, che io amo la gommalacca. Sono convinta che si possa usare anche su oggetti intagliati, specialmente se si separa il trattamento a pennello delle parti molto intagliate da quello a tampone della superficie rimanente, che magari e' adatta al trattamento. Io amo il colore caldo della gommalacca e la lucentezza talora anche eccessiva che si puo' ottenere. Pero' dopo aver ricevuto tanti 'suggerimenti/critiche/commenti ' ho iniziato a usare massicciamente la cera. In casa mia c'e' qualcuno che ha problemi con l'odore della cera che io uso, sino ad avere mal di testa o di stomaco; cerco di non dare fastidio facendo il lavoro in balcone o con la finestra aperta. Credo di aver capito che non e' proprio la cera, ma il diluente, la trementina , che da' fastidio a molti e cosi' violentemente; la cera di per se' e' naturale, prodotta dalle api, di buon profumo: a meno di una vera , riconosciuta patologia allergica, non dovrebbe dare problemi quasi a nessuno. Nell'encausto e in molte cere gia' pronte c'e' anche un po' di carnauba, di origine vegetale; anch'essa non dovrebbe dare fastidio ai piu'. Si puo' avere una cera senza trementina: in un negozio mi hanno mostrato una linea italiana di prodotti per il legno, in cui nelle cere per lucidare il diluente usato non e' la trementina , ma una sostanza estratta dagli agrumi, che chimicamente sostituisce molto bene la trementina e scioglie la cera , permettendone la spalmatura e poi evapora regolarmente, ma non e' cosi' 'allergenica' o irritante o etc... (spero che qualche chimico non mi colga in errore, mi sembra di ricordare che dovrebbero esser un terpene, ma non sono sicurissima... potrei darvi un'informazione sbagliata) . Pertanto se Andrea ha problemi con le cere piu' comuni potrebbe fare un tentativo con questi prodotti (tra l'altro ricordo che si trattava di prodotti di una piccola casa produttrice, puo' cercarli nei colorifici , l'unico neo e' il prezzo, praticamente doppio delle cere piu' diffuse). Inoltre un vecchio lucidatore di Seregno, 'il Galimberti', che, seppure ultraottantenne, e' ogni mese al bel mercatino dell'usato di Imbersago, mi aveva suggerito piu' volte di usare prima la gomalacca, poi la cera per 'spegnere' la eccessiva lucentezza, cosa che ho fatto solo due o tre volte, senza farmi un'opinione particolare personale in proposito. Vi trasferisco il suggerimento, pari pari. Per quanto riguarda la verniciatura, devo confessare che, in una fase di hobby precedente in cui , per passare il tempo, talvolta facevo qualche lavoro di decoupage (lo dico piano perche' Michele Ferrari toglie le stellette e il saluto a quelli che nominano il decoupage) , ho litigato cosi' tante volte con la lacca /vernicetta che da quando intaglio l'ho evitata accuratamente (una volta ho dato su un lavoro oltre 30 mani, con molte levigature intermedia, sia a mano, sia con levigatore elettrico, per ottenere una lacca perfetta, che pero' perfetta non sempre veniva...) . Anzi devo dire che al contrario gia' nel decoupage mi stavo portando inconsapevolmente verso le tecniche del legno, quando ho fatto ad esempio il trittico a soggetto natalizio riportato in foto in quetso post ( ricomponendo, sul verso non decorato di un piccolo paravento/parascintille di legno dipinto a mano da qualcuno con grandi fiori, alcune scene di affreschi del Ghirlandaio, mescolando le figure tratte da diversi affreschi dello stesso pittore ) e tutt'intorno ho dipinto nella scena centrale una cornice di edera con un po' di oro e ho finito il tutto con gommalacca, per evitare l'ossidazione della vernicetta a componente metallica (similoro) al contatto con la normale lacca usata nel decoupage. Sull'intaglio io non amo usare le vernici sintetiche, ma secondo me chi le sa usare bene fa bene ad usarle, anche perche' sono una finitura 'definitiva' e durevole , l'oggetto puo' essere 'toccato' senza lasciarvi le 'impronte digitali' come puo' avvenire sulla cera. L'unica obiezione che mi verrebbe di fare e': i nostri nonni e i loro avi che hanno inventato l'intaglio non avevano le vernicette. Addirittura la gommalacca compare piuttosto tardi nella lavorazione del legno, come una modernita' , nel 1800 , mentre prima c'era una diffusa finitura a cera.
Opinione certo piu' importante della mia sulla finitura a vernice, alcuni degli artisti americani che hanno siti americani (che non cito solo perche' non voglio incorrere in un uso improprio di nomi che sono marchi registrati) usano regolarmente la finitura a vernice, impiegando prodotti anche sofisticati, che danno l'apparente finitura a cera.


Paolo ha detto...
Che bello! una argomento che può stimolare una bella discussione perchè credo che proprio sulla finitura "ogni testa un'idea". Ecco le mie opinioni/esperienze sui vari temi che hai toccato:ODORE DELLA CERA: certo l'odore che si sente è quello della trementina; l'unica alternativa sono le cere con solvente a base di terpeni di agrumi; sono certo meno tossiche, ma l'odore è comunque altrettanto penetrante e persistente; io, per scelta ecologica, sono partito con questa, ma ho notato che il solvente è meno volatile della trementina per cui, oltre ad essere più persistente, è più difficile da stendere e da lucidare.GOMMALACCA: è favolosa!! il metodo migliore che ho trovato è simile a quello che dici tu, pennello per la prima mano dappertutto, poi tante, tante, tante passate a tampone sulla superficie piatta con la soluzione via via sempre più diluita; il difficilee in queste fasi è strizzare bene il tampone e non premere troppo quando si passa sugli intagli, in modo da non fare colare la gommalacca negli intagli stessi: è proprio questa la causa dell'aspetto caramellato così brutto a vedersi; per finire una mano di cera che effettivante aiuta a spegnere un pò la lucentezza eccessiva della gommalacca. Nella messa a punto del metodo mi hanno aiutato moltissimo le opinioni di tutti, ma sopratutto l'articolo di Carlo Ferrari sul blog di Massimo.VERNICE: No, no, no, e poi no. Hanno un aspetto così "industriale" gli oggetti verniciati! Un hobby che usa un materiale naturale come il legno, non dovrebbe poi trattarlo con prodotti sintetici. Ovviamente è solo la mia opinione e rispetto quelle degli altri. 28 gennaio 2008 10.32
Masso ha detto... Io personalmente ho usato vari tipi di cera...alcune hanno un odore veramente disgustoso e quando finisco un pezzo devo tenerlo al balcone per 2-3 giorni. Un altro tipo di cera che uso (non dico la marca:-)) invece è molto buona e addirittura profumata, e non da problemi a nessuno..anzi, a volte si mettono apposta vicino al pezzo per annusarlo!Per quanto riguarda la gommalacca, negli intagli vado eslusivamente a pennello, e dopo due o tre passate ci passo della cera neutra, però a freddo, senza scaldarla.Per le vernici concordo con Paolo, intagliare il legno e poi usare le vernici non mi garba molto...la vernice la uso solo per fare i bastoni, ma più per un fatto di protezione (me l'ha consigliato Michele Ferrari). 28 gennaio 2008 11.39
Andrea Pedrazzoli ha detto... Come ti anticipavo per e-mail amo l'effetto che la finitura a cera conferisce ai lavori, odio il fatto di non poterla utilizzare per gli effetti che il suo persistente "odore" ha su di me (mal di testa e mausea).Pure io non amo levernici; peraltro mi sono ripromesso di provare un prodotto svizzero (che viene utilizzato dai maestri scolpitori di quel paese) sui bassorilievi propostomi da un amico ... ti farò sapere.Per pigrizia e comodità sono invece innamorato dall'effetto dell'olio sui miei lavori, conferisce una patina di "antico", dato a più mani rende effetto lucido, è di facile ed immediata stesura, ve ne sono di più tipi: di noce, di lino cotto, rosso, paglierino e, non per ultimo, di oliva (per i pezzi che ho la presunzione vengano utilizzati da coloro che li ricevono in cucina.Forse, considerato l'entusiasmo di tutti Voi per l'effetto della gommalacca, mi deciderò a provarla. 28 gennaio 2008 16.57
Paolo ha detto... Andrea, gia da tempo volevo chiederti una cosa a riguardo della finitura ad olio: la superficie non resta leggermente "unta" e non appiccica più facilmente la polvere ? 29 gennaio 2008 08.53
Andrea Pedrazzoli ha detto... Per Paolo: no, dopo un paio di giorni l'olio viene praticamente completamente assorbito, certi olii, specialmente quello di oliva, che io applico sui pezzi che potrebbero essere utilizzati in cucina, lasciano un leggera, leggerissima, patina di unto che sparisce però nel tempo.Molto dipende anche dalla permeabilità del legno (in alcuni l'essecazione è più veloce in altri più lenta ecc.)Più mani dai più il pezzo si scurisce ed acquista un poco di lucidità.Mi è stato suggerito, lo proverò in questi giorni ... so che sei contrario alla verniciatura ... di applicare una o più mani di flating all'acqua; dovrebbe conferire lucidità ????Infine per quanto riguarda la polvere vai tranquillo, quando l'imprimitura e secca si comporta come tutti gli altri prodotti. 30 gennaio 2008 08.39
(vedi sopra, commento di Tonj) 21 febbraio 2010 23.34

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martedì 9 giugno 2009

Aggiornamento : riparata. .... Una bella vetrinetta di cristallo, trovata da un robivecchi

Dopo un alunga ricerca (email, telefono , fax...) sono riuscita poi a trovare le cerniere in uno dei piu' grandi negozi di ferramenta della Brianza, specializzato per il settore dei mobilieri, in quel di Meda; in realta', ne ho trovati e comperati due tipi.
Naturalmente, del tipo piu' vecchio, piu' semplice e del costo alla coppia di soli 59 centesimi di euro c'era solo un fondo di magazzino, in versione cromata, mentre del tipo piu' nuovo , bel design, dimensioni maggiori, ma con un minore grado di liberta', alla modica cifra di 9,50 euro la coppia quante se ne volevano...Ora io mi chiedo perche' si debbano far sparire dalla distribuzione (e forse anche dalla produzione) oggetti efficienti ed economici per fare spazio a complicazioni inutili e a maggiori costi. La cosa divertente e' che quando ho portato al falegname entrambe i tipi di cerniere , per il montaggio (il falegname doveva forare la base e il cappello per alloggiarle) nonostante la teoria dicesse che andavano bene entrambi, in pratica con il trapano a disposizione non e' stato possibile lavorare troppo a ridosso dei cristalli (non volevamo smontare l'intera vetrinetta) e cosi' si e' dovuto ripiegare sul tipo di cerniere piu' vecchio, che avendo appunto maggiori gradi di liberta' hanno consentito di superare il problema.
Ho anche inserito una maniglietta a molla sul bordo dell'anta di vetro, senza forare.
Sono molto soddisfatta della riparazione e l avetrinetta e' letteralmente come appena acquistata.
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Ho trovato questa vetrinetta, perfetta, non ha un solo segno. Peccato che manchi un lato di cristallo, quello che deve fare da chiusura. Qualcuno mi suggerisce come vada montato? Trovo facilmente dal vetraio il pezzo di cristallo tagliato su misura, ma come incernierarlo?

Queta vetrinetta mi serve per poter portare in mostra pezzi molto piccoli, proteggendoli da manovre dannose dei visitatori e percio' e' essenziale risistemarla .

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giovedì 12 febbraio 2009

Un po' di osservazioni sull'intaglio, per rispondere ad alcune domande pervenute

Volevo preparare un bel manualetto, ben organizzato, da tempo.
Ma Fausto ha molta urgenza (voglio essere buona..., perche' mi sembra quasi spazientito, ma forse non sa che io non ho come principale attivita' il blog e che oltre al lavoro ho una famiglia pesante ) e allora 'brucio' alcune parti draft di un documento che sto editando, rinviando ad altro momento una seria revisione formale. Cliccate sulle link qui sotto per leggere i vari capitoli del maualetto. Perdonerete le ripetizioni e i molti errori. Spero di dare una risposta a molte delle questioni aperte.

La scelta della tecnica

Le essenze

Cercare il proprio stile

Il Disegno

L’intaglio a coltello

Ma....quanto costa?
P.s. Fausto, leggi solo le parti che ti interessano (ci sono sottotitoli in neretto o in corsivo), e ...cerca di avere pazienza, per intagliare ci vuole calma . Come vedi dal blog o dalla mia scheda altrove pubblicata non abito nella zona di Como, bensi' vicino Vimercate (non lontano da Monza se preferisci). Io non mi servo di negozi della tua zona. Mandami una email, cosi' posso darti alcune indicazioni, relative ai fornitori da cui mi servo, che sul blog non avrebbe senso pubblicare. Poiche' nella zona di Cantu' ci sono molti mobilieri , credo che tu possa trovare sgorbie e scalpelli; i coltelli (e le sgorbie Pfeil) li compero alla Bottega del Coltello di Bergamo (assortimento completo di sgorbie, scalpelli e coltelli per intaglio di Pfeil e di Codega e soprattutto quando ce n'e' bisogno rifanno il filo alle lame perfettamente; inoltre hanno un sito per il commercio elettronico , che serve tutt'Italia) ma vuoi che ad esempio a Meda e dintorni o a Lissone non ne vendano? Un altro posto in cui cercare sgorbie e coltelli sono i negozi di belle arti, ma attento a non farti 'rifilare' attrezzi da gioco, anche se costano pochissimo non scalfiscono neppure il legno e si piegano come la latta, divenendo stupidamente pericolosi! Poi mi viene in mente: sei vicino alla Svizzera, patria di Pfeil !

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lunedì 19 gennaio 2009

Attenzione: ora potete immettere i commenti direttamente sotto il post!

Mi scuso per non averci pensato prima, ma mi pare che cosi' chi vuole immettere un commento possa farlo davvero molto piu' semplicemente e con meno fatica e allora... Happy commenting!.

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sabato 2 febbraio 2008

Rita Arcaleni disegno precedente la fase di intaglio















Normalmente io disegno direttamente sul legno o sull'oggetto, come gia' accennato , molto spesso a mano libera, servendomi di righe, righelli flessibili, compasso piccolo se necessario. Il problema principale nel disegno si incontra, secondo me, con oggetti e superfici curve, e , soprattutto, quando il decoro "gira tutt'intorno" . E'molto facile infatti, nonostante i calcoli teorici, introdurre errori che vanno assolutamente eliminati prima di passare al coltello. Piu' il disegno e' sottile e folto di linee, piu' e' importante disegnare direttamente sull'oggetto, mentre i disegni ornati possono essere piu' facilmente eseguiti su carta e riportati poi sul legno con carta grafitata. Regole speciali? Magari se si va a scuola da un maesto che trasferisce le informazioni di generazioni di ebanisti/intagliatori/etc... se ne possono avere, ma, se come me si e' "hobbisti", resta solo da usare tanta pazienza, calma, approccio metodico e poi idee talora un po' originali, ma efficaci, per risolvere uno specifico problema.



In generale: i compassi normali da disegno su carta bucano il legno e mentre lo bucano si spostano...Nel fare vortici o dodecagoni e' la prima cosa di cui ci si rende conto...



La matita morbidissima si cancella bene dal legno e non lo danneggia, ma , ad esempio, il legno ayous e' talmente poroso che si sporca irrimediabilmente; io se devo decorare una superficie ampia su ayous ricopro il legno con nastro leggerissimo di carta da tappezziere e su questo creo il mio disegno a mano libera ( se si tratta di un oggetto simmetrico ,scatola, cornice etc.., sui primi due lati, riportandolo poi con carta velina e carta grafitata sugli altri due, per averli uguali ai primi). Il nastro da tappezziere puo' rovinare un po' il coltello, da affilare e ripulire dal collante con maggior cura e piu' spesso del solito, ma il risultato che ottengo e' di solito abbstanza soddisfacente.



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venerdì 25 gennaio 2008

Due chiacchiere sulla finitura


Ho ricevuto una email da Andrea, sulla finitura in genere.

Andrea solleva il problema dell'odore troppo intenso della cera e fa' un po' il punto sulle varie modalita' di finitura dei pezzi intagliati.

Ho gia' detto piu' volte, e mi scuso per la ripetizione, che io amo la gommalacca. Sono convinta che si possa usare anche su oggetti intagliati, specialmente se si separa il trattamento a pennello delle parti molto intagliate da quello a tampone della superficie rimanente, che magari e' adatta al trattamento. Io amo il colore caldo della gommalacca e la lucentezza talora anche eccessiva che si puo' ottenere. Pero' dopo aver ricevuto tanti 'suggerimenti/critiche/commenti ' ho iniziato a usare massicciamente la cera. In casa mia c'e' qualcuno che ha problemi con l'odore della cera che io uso, sino ad avere mal di testa o di stomaco; cerco di non dare fastidio facendo il lavoro in balcone o con la finestra aperta. Credo di aver capito che non e' proprio la cera, ma il diluente, la trementina , che da' fastidio a molti e cosi' violentemente; la cera di per se' e' naturale, prodotta dalle api, di buon profumo: a meno di una vera , riconosciuta patologia allergica, non dovrebbe dare problemi quasi a nessuno. Nell'encausto e in molte cere gia' pronte c'e' anche un po' di carnauba, di origine vegetale; anch'essa non dovrebbe dare fastidio ai piu'.

Si puo' avere una cera senza trementina: in un negozio mi hanno mostrato una linea italiana di prodotti per il legno, in cui nelle cere per lucidare il diluente usato non e' la trementina , ma una sostanza estratta dagli agrumi, che chimicamente sostituisce molto bene la trementina e scioglie la cera , permettendone la spalmatura e poi evapora regolarmente, ma non e' cosi' 'allergenica' o irritante o etc... (spero che qualche chimico non mi colga in errore, mi sembra di ricordare che dovrebbero esser un terpene, ma non sono sicurissima... potrei darvi un'informazione sbagliata) . Pertanto se Andrea ha problemi con le cere piu' comuni potrebbe fare un tentativo con questi prodotti (tra l'altro ricordo che si trattava di prodotti di una piccola casa produttrice, puo' cercarli nei colorifici , l'unico neo e' il prezzo, praticamente doppio delle cere piu' diffuse). Inoltre un vecchio lucidatore di Seregno, 'il Galimberti' che seppure ultraottantenne e' ogni mese al bel mercatino dell'usato di Imbersago, mi aveva suggerito piu' volte di usare prima la gomalacca, poi la cera per 'spegnere' la eccessiva lucentezza, cosa che ho fatto solo due o tre volte, senza farmi un'opinione particolare personale in proposito. Vi trasferisco il suggerimento, pari pari.

Per quanto riguarda la verniciatura, devo confessare che, in una fase di hobby precedente in cui , per passare il tempo, talvolta facevo qualche lavoro di decoupage (lo dico piano perche' Michele Ferrari toglie le stellette e il saluto a quelli che nominano il decoupage) , ho litigato cosi' tante volte con la lacca /vernicetta che da quando intaglio l'ho evitata accuratamente (una volta ho dato su un lavoro oltre 30 mani, con molte levigature intermedia, sia a mano, sia con levigatore elettrico, per ottenere una lacca perfetta, che pero' perfetta non sempre veniva...) . Anzi devo dire che al contrario gia' nel decoupage mi stavo portando inconsapevolmente verso le tecniche del legno, quando ho fatto ad esempio il trittico a soggetto natalizio riportato in foto in quetso post ( ricomponendo, sul verso non decorato di un piccolo paravento/parascintille di legno dipinto a mano da qualcuno con grandi fiori, alcune scene di affreschi del Ghirlandaio, mescolando le figure tratte da diversi affreschi dello stesso pittore ) e tutt'intorno ho dipinto nella scena centrale una cornice di edera con un po' di oro e ho finito il tutto con gommalacca, per evitare l'ossidazione della vernicetta a componente metallica (similoro) al contatto con la normale lacca usata nel decoupage. Sull'intaglio io non amo usare le vernici sintetiche, ma secondo me chi le sa usare bene fa bene ad usarle, anche perche' sono una finitura 'definitiva' e durevole , l'oggetto puo' essere 'toccato' senza lasciarvi le 'impronte digitali' come puo' avvenire sulla cera.
L'unica obiezione che mi verrebbe di fare e': i nostri nonni e i loro avi che hanno inventato l'intaglio non avevano le vernicette. Addirittura la gommalacca compare piuttosto tardi nella lavorazione del legno, come una modernita' , nel 1800 , mentre prima c'era una diffusa finitura a cera.
Opinione certo piu' importante della mia sulla finitura a vernice, alcuni degli artisti americani che hanno siti americani (che non cito solo perche' non voglio incorrere in un uso improprio di nomi che sono marchi registrati) usano regolarmente la finitura a vernice, impiegando prodotti anche sofisticati, che danno l'apparente finitura a cera.

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martedì 11 dicembre 2007

Dopo l'intaglio la gommalacca , detta da una non proprio esperta, Rita Arcaleni

Spesso, pur non comparendo commenti nel post del blog, ricevo qualche e-mail diretta ; tra le ultime ho ricevuto in particolare una domanda da Paolo sulla gommalacca. Visto che gli ho risposto via e-mail di getto , con molti errori di ortografia, ho deciso di postare oggi questo piccolo commento sul tema, spero avendo corretto il grosso degli svarioni di battitura (???!!! introducendone di nuovi, ovviamente).
Non so se la mia gommalacca e' come da manuale: pertanto chi volesse provare ed apprendere il modo migliore di prepararla o di applicarla fara’ bene a rivolgersi agli esperti, come ho gia’ detto in un post precedente. Su Web ci sono tanti articoli, anche molto tecnici. Sta di fatto che io compro quella in scaglie, a peso, cosi' costa ancora meno, uso per diluirla l'alcole a 95 gradi (non quello normalmente in vendita al supermercato, che e' a 90 gradi max), preparo la gommalacca come la pasta per le tagliatelle, a ‘occhio’; ne tengo un po' sempre pronta, poco diluita (che tengo sempre ben chiusa, perche' l'alcole cosi' puro evapora che e' un piacere) , poi al momento dell'uso in un'altra piccola bottiglietta ne diluisco un po' aggiungendo altro alcole. Un mio collega che ha anche lui l'hobby del legno dice che suo nonno gli ha lasciato una ricetta in cui la gommalacca viene arricchita con l'olio di oliva. Non ho mai provato. Per me la prima passata e' da fare molto blanda (diluita) , affinche' penetri bene nei pori del legno. Poi passo a quella un po' piu' densa, poi sempre piu' diluita sinche' lucido con alcole qualsi puro. Non crediate che io sia brava con la gommalacca; io la chiamo la gommalacca 'a modo mio': uso uno stoppino o tamponcino, fatto da me con straccetti, dentro di lana vera, molto stretto, e fuori di pezzette vecchie (o di cotone sottilissimo o di lino, quello che ho al momento tra le robe vecchie in casa). E' vero che se si usa la pomice sottilissima (doppio zero) prima di iniziare a lucidare, come turapori, insieme a un po' di gommalacca ( e soprattutto dopo, dicono, averla abbrustolita la pomice in padella a secco, perche’ scurisca) si ottiene il risultato di 'turare ogni fessura' (avevo consultato anche un vecchio lucidatore /restauratore che alla bella eta' di 86 anni fa imperterrito i mercatini dell'antiquariato in Brianza) , ma questo secondo me va bene se si deve davvero lucidare finemente una superficie ampia di legno pregiato, lastronato di noce etc... e poi passando tante volte il tampone con accortezza e pazienza in tanti versi (lasciando asciugare bene tra una mano e l'altra) si otterra' una superficie lucidissima...
Ma nell'intaglio bisogna fare 'una via di mezzo', altrimenti i cavi si riempiono di sgradevoli residui biancastri e la gommalacca se non si e' abilissimi diventa caramellosa. Innanzitutto niente pomice, ne' turapori, e poche passate molto diluite. La gommalacca, inoltre, secondo me, va bene come e’ stata sempre usata nel secolo scorso, cioe’ se prima si tinge il legno, con il mordente; la gommalacca infatti dara' una sfumatura bellissima alla tinta, molto piu' di qualunque cera, anche colorata. La gommalacca comune e' ambrata (c'e' anche quella purificata bianca, ma non la conosco, non l’ho mai usata) , piu' o meno secondo la provenienza, questo la rende bella, perche’ proprio questo accentua il calore dell’aspetto del legno. Ma, per rispondere ad un aodmanda nella e-mail di Paolo, se si applica sul legno non tinto, ad esempio sul tiglio che non ha neppure venatura , secondo me , non da’ grandi risultati....Dico questo perche’ io l’ho provata, senz a tingere prima con mordente, solo su tiglio (vedi il mio rosone) , e il risultato mi ha deluso: giallastro stupido.
Non ho mai provato con noce o con ontano, che hanno una bella venatura. Magari provo su una tavoletta di sfrido uno di questi giorni.
La gommalacca negli intagli molto fitti la stendo con il pennello (che poi e' letteralmente da buttare, attenzione!, pulire subito con l’alcole, se basta; notare: se un restauratore o un vecchio lucidatore legge che stendo a pennello la gommalacca mi uccide via web!!) e uso il tampone nelle parti lisce al contorno, passando pero' anche sull'intaglio lievemente, cosi' il grado di laccatura e' (almeno nelle mie intenzioni) uniforme. Ripeto: sono stata molto criticata per l’uso della gommalacca sull’intagliato a coltello, non essendo un’esperta posso solo accettare le critiche e suggerire a tutti di andare sulla cera.
Per la cera, anche li’ sono indisciplinata. Vorrei fare l’encausto, ho trovato anche dove acquistare tutti gli ingredienti, carnauba compresa, ma ogni volta che sto per farlo, ci ripenso e mi rimetto ad usare la cera in crema che ho gia’. Non avendo un locale per preparare le ‘schifezze’, non posso ammorbare la mia casa piu’ di quanto non faccia gia’ quando uso anche semplicemente la cera d’api gia’ pronta. I miei arricciano il naso ogni volta che lucido un oggetto appena finito di intagliare, anche se vado in balcone o apro le fineste in casa. Tempo fa ho provato anche una preparazione vendutami da un negoziante di Barzio che fa restauro e intaglia pure: una cera liquida preparata da questo signore che la usa anche per i propri lavori. Si stende a pennello, pero' c'e' tanta di quella essenza di trementina, che l’odore ci mette troppo ad evaporare, poco pratico da dare in casa. Cosi’ alla fine preferisco le cere in pasta morbida (quasi una crema) , della Gubra, per esempio, o di qualche casa francese per il faidate-legno ( ma i prodotti francesi per il legno a me sembrano cosi’ tanto cari....).
Una cosa e’ certa: ci sono tanti bei prodotti, ad esempio cera con sostanze derivate dagli agrumi, anziche’ con la trementina, splendide e poco inquinanti, ma tutti sono carissimi. Un hobby secondo me come tale vale se si riesce a farlo costare il giusto, insomma se il budget si dovesse considerare illimitato, non ci sarebbe alcun merito nel fare le cose!
Poi ci sono le cere gia’ colorate, vanno molto bene perche’ cosi’ non restano quei brutti residui negli angoli, bianchicci o gialletti, che sono tra i miei difetti principali. Ultimamente ho acquistato una cera ‘noce chiaro’ , in realta’ da vedere nella scatola e’ gia’ scura, ma non tinge eccessivamente. Ho notato che va bene (come il bitume in pittura ) per sottolineare l’intaglio, senza eccedere nel colore e senza lasciare il ‘bianchiccio in giro’ se la spazzolatura energica non lo fosse abbastanza da rimuovere tutta la cera in eccesso.

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venerdì 7 dicembre 2007

Rita Arcaleni scatola ovale intaglio a coltello







Questa foto mostra la fase di 'ceratura' dell'altra scatola in tiglio, ovale ( completamente realizzata a mano, scavando a scalpello/sgorbia il coperchio e la base da due tavolette di diverso spessore, vedere uno dei post precedenti) . La foto e' senz'altro brutta ma permette di vedere tutto l'intaglio a causa della cera che riempie i cavi: normalmente poi rimuovo la cera in eccesso , prima ancora che asciughi del tutto, con un aspazzola 'energica' da bucato.


Dopo alcune ore si puo' lucidare il tutto con un panno (io ne passo prima uno di cotone e poi quello di pura lana). MAgari un aseconda mano dopo 24 ore non guasta. Se non si vogliono usare le cere in commercio gia' pronte, si puo' preparare l'encausto, con cera d'api purissima, meglio se gialla, cera di carnauba, che alza il punto di fusione, trementina.


I migliori restauratori usano l'encausto. Su molti corsi di intaglio sia in italiano che in inglese disponibili su web e/o su forum attinenti in genere i lavori con il legno o il restauro e' molto di frequente riportata un'ampia discussione su cere, trattamenti di finitura in genere e penso che la cosa migliore sia leggere molti di questi documenti, che e' possibile trovare con gran gfacilita'. C'e' anche la ricetta per l'encausto. Io amo molto la finitura a gommalacca, anche se ho ricevuto forti critiche , soprattutto da chi fa restauro, per averla usata su intaglio molto esteso.


Una donna, esperta restauratrice, su un forum mi disse che la gommmalacca appariva dalle foto caramellosa. Ho cercato di seguire il consiglio dell'esperto e di passare alla cera. Comunque a me la gommalacca piace molto piu' della cera.

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lunedì 3 dicembre 2007

Perche' uno sceglie l'intaglio come hobby?

Spesso le mie amiche, forse anche stanche di sentirmi parlare troppo del mio hobby, mi chiedono quale molla mi abbia portato a scegliere proprio questo, anziche' un altro modo di impiegare il mio tempo libero. In verita' e' stato un po' per caso, un po' perche' sin da piccola avevo visto spesso mio padre (ebanista della vecchia scuola, venuto su alla bottega di mio nonno, ma che poi aveva abbandonato per un altro lavoro qualunque) avere sempre un angolo di casa dedicato ai suoi lavori e lavoretti.
In realta', precisamente e' andata cosi': avevo chiesto a mia madre circa 3 anni fa di lasciarmi prendere dalla sua casa una piccolissima scatoletta portaorologio, di legno e faesite, a scorrimento , funzionante bene sia da tavolo (aperta) sia da tasca(chiusa) . Le avevo spiegato che mi serviva proprio, per tenerci su l'orologio da tasca del nonno di mio marito...
Mia madre ne aveva altri due , in realta', di supporti simili costruiti da mio padre e non mi sembrava di chiederle molto. Lei me l'ha data, la scatoletta, poi un anno dopo, ci ha ripensato e me l'ha chiesta indietro. Ci sono rimasta davvero molto, ma molto male, poi ho metabolizzato e ho deciso di farne una copia identica, prima di restituirle l'originale. Beh', volete sapere? Ci sono riuscita, a farne una apparentemente identica a quella di mio padre, forse lo scorrimento delle due parti un po' meno efficiente, e' lucidata pure a gommalacca ed e' dello stesso colore e dimensioni....Unico punto tragico incontrato: scavare l'alloggiamento per l'orologio da tasca dentro un quadrato di legno ... Ho usato uno sfrido di legno tenerissimo (piu' o meno come l'ayous famigerato) , scavandolo con un cutter da scatoloni e devo dire che ... per fortuna il 'vano' per l'orologio sta dentro la scatoletta e dal di fuori non si vede....

Comunque chiusa e' identica all'originale e funziona... Nel viaggio successivo dalle mie parti, restituisco la scatola a mia madre , mostrandole la copia... Vi diro' la verita', c'e' quasi rimasta male: quando le ho mostrato le due scatolette una nella mano destra, l'altra nella sinistra, non riusciva a distinguerle e a capire quale dovesse riprendersi indietro.... In quel momento ho deciso che dovevo darmi da fare per evitare di scavare il legno con i taglierini da cartone, ho cercato su Web , intaglio , attrezzi etc.. corsi.... e mi sono buttata... Ma va', voi credete, che una che vive vicino a Milano , in provincia, possa trovare cosi' su due piedi le sgorbie di buona qualita' o il legno adatto...

Anche se Paolo Schina non ci crede, qui i 'fai- da- te' hanno solo truciolare o abete o listellare di bassa qualita' e le ferramenta non tengono nulla a negozio che sia diverso da viti e bulloni o saldatori e ti mostrano un catalogo pieno di misure in pollici e di termini tecnici che se non te ne intendi gia' non ti dicono molto... Per fortuna scoprii su Internet che potevo comperare a Bergamo (Bottega del Coltello) coltelli e sgorbie Codega e Pfeil; per quanto riguarda il legno, dopo molti tentativi da grandi venditori di legname o segherie, uno impietosito mi manda 'a suo nome' presso un centro (segheria/fabbrica parquets...non so neppure bene cosa, un posto molto grande) a Lomagna, dove dal proprietario (gentilissimo per altro) mi sento dire:
' ... per stavolta una tavola da 4 metri di tiglio gliela vendiamo, gliela pialliamo pure, ma noi in realta' vendiamo intere cataste alla volta...sa' , per noi e' un problema trattare cose cosi'...ma l'ha mandata qui il nostro collega e allora la accontentiamo '..Insomma, come io mi diverto a ripetere , non puoi trovare tiglio nei dintorni di Vimercate se non comperando un'intera foresta! Figurarsi poi il cirmolo ! Nell'agosto 2006 , dopo due mesi circa di tempo libero speso a leggere su Web quattro rudimenti, cercare e comperare legno e attrezzi di minima , finalmente ho potuto mettermi ad intagliare e, verificato che proprio non mi andava di fare gli esercizi pallosi, ho fatto il rosone del post precedente. Questa e' la storia del perche' ho cominciato, poi c'e' anche quella, che vi risparmio, del perche' ho continuato tenacemente (... forse 'e meglio tacere, perche' bisognerebbe affrontare antipatici discorsi sulla demotivazione professionale etc.... sorvoliamo...). Certo e' che ogni attivita' creativa, che si distacchi dal vissuto quotidiano, e' appagante, restituisce alla persona la dignita' che oggi piu' che mai viene avvilita' piu' spesso di quanto la gente non dica e ci da' la possibilita' di realizzarci intellettualmente attraverso la creativita' o la banale dimostrazione di proprie capacita', spesso prima sconosciute anche a noi stessi.

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Rita Arcaleni rosone intagliato



Questo e' il mio primo lavoro di intaglio in assoluto (agosto 2006) ed e' eseguito su tavoletta di tiglio. di circa 35 x 35 cm. Ancora mi ricordo il rimprovero circa due mesi dopo da parte di un maestro del quale avevo letto il corso su web e al quale ho poi scritto piu' volte, per qualche domanda: ebbene si', lo confesso non ho mai fatto gli esercizi 'quelli pallosi' e sono partita a bomba con il rosone.... e si vede da molti punti di incertezza, di imprecisione. Ma mi ha rinfrancato molto, vedere il rosone finito e mi ha spinto a continuare con questo hobby. Comunque e' vero, gli esercizi pallosi , soprattutto se seguiti da un maestro, possono far eliminare posture sbagliate della mano e degli attrezzi.

Lo considero un po' il mio logo, questo rosone, anche se non e' certo ben rifinito ne' perfetto.

Qualche tempo fa seguendo alcune link da Wikipedia sono arrivata a veder un meraviglioso rosone di uno dei piu' famosi 'chip carver' del mondo, mi pare che sia quotato 158.000 $...mica male.... Al di la' del prezzo, ho visto la raffinatezza estrema del pannello nell'insieme (e' anche di notevoli dimensioni), e' cosi' tanto bello e grande e perfetto da chiedermi se fosse una costruzione grafica fatta con il computer ... L'ho stampato a grandezza naturale (saranno almeno 30 fogli A4 ch e ho messo sul tavolo , per ricreare l'insieme e poterlo guardare come 'dal vero' ). Un'idea mi e' balenata nella zucca: ho capito che il rosone , con le sue infinite possibilita' di fantasia creativa e con il grande 'grado di difficolta' estrema' di esecuzione a cui puo' portare (ci sono punti di convergenza di un grandissimo numero di linee , con la potenzialita' di successione infinita' di fasce concentriche , aggiungibili a piacere, con l'unico limite del supporto fisico su cui si sta lavorando), e' il sogno 'perfetto' di ogni chip carver... Un po' come la tempesta perfetta del famoso film o cose simili.

Quando saro' cresciuta (nell'intaglio, intendo, perche' di anni veri anagrafici ne ho gia' un po') bisogna che mi cimenti in un rosone, molto grande, fatto in modo tale da poterlo accrescere e immaginare mano a mano che andro' avanti nei cerchi concentrici. Sempre che a casa mia i miei , disperati , non mi convincano prima a smettere di riempire di pezzetti di legno tutta la casa..

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